domenica 25 giugno 2017

Binu e la Grande Muraglia

di Su Tong

Uno dei più antichi racconti che popolano il millenario patrimonio mitologico cinese torna a nuova vita grazie alla magistrale penna di Su Tong. Nel villaggio della Pesca per legge è proibito piangere, ma Binu non riesce a impedire alle proprie lacrime di scorrere, e per questo motivo gli altri abitanti la evitano. Desolata dall’emarginazione in cui è costretta a vivere, ha la sua porzione di felicità quando incontra Qiliang, l’uomo che diviene suo marito.
Qualche anno dopo Qiliang deve andar via, trascinato centinaia di miglia lontano da casa per partecipare alla costruzione di una delle più colossali opere architettoniche dell’umanità: la Grande Muraglia cinese. Spinta dall’infinito amore per il proprio uomo, che intende salvare dal freddo invernale, l’esile Binu si mette in viaggio senza titubanze per un’avventura magica e toccante dove il suo coraggio indomito e la certezza di fare la cosa giusta si oppongono a ostacoli immensi che avrebbero fatto desistere, o soccombere, chiunque. Una grande opera per un infinito messaggio d’amore.

SU TONG
Nato il 25 ottobre 1963 a Suzhou, in Cina, Su Tong (pseudonimo di Tong Zhonggui) è una delle voci più autorevoli e apprezzate della letteratura cinese. Si affaccia sulla scena letteraria del suo Paese pubblicando su alcune riviste componimenti quali  “Qingqun” (Gioventù), “Qingnian zuojia” (Giovani scrittori) e “Xingxing” (Le stelle). Tradotto in francese, inglese, italiano e tedesco, in Occidente ha raggiunto la fama soprattutto grazie al romanzo “Mogli e concubine”, da cui nel 1991 è stato tratto il celebre film “Lanterne Rosse” (titolo originale “Raise the Red Lantern”) dell’acclamato e pluripremiato regista cinese Zhang Ymou. Tra libri adattati per il cinema e romanzi tradotti in tutto il mondo, Su Tong è stato il secondo scrittore cinese a vincere il “Man Asian Literary Prize” nel 2009, oltre a essere stato fra i cinque vincitori del “Mao Dun Literature Prize” nel 2015 e ad aver ricevuto una candidatura al “Man Booker International Prize” nel 2011.

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