martedì 16 ottobre 2012

Intervista a Giorgio Amitrano, traduttore di 1Q84 (Haruki Murakami)

In concomitanza con l'uscita di 1Q84 Libro 3, Ottobre - Dicembre, siamo lieti di presentarvi la nostra intervista a Giorgio Amitrano, che ha tradotto dal giapponese il romanzo di Haruki Murakami.


Gentile Giorgio Amitrano, poiché oltre alla professione di traduttore che svolge ormai da lungo tempo, è anche professore di Lingua e cultura del Giappone presso l' Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e fra breve prenderà servizio come direttore dell'Istituto italiano di cultura di Tokyo, volevamo chiederle com'è nata e come si è successivamente sviluppata in professione la sua passione per il Giappone.

Quando mi sono iscritto all’università a diciott’anni, come succede a tanti studenti, non avevo un’idea precisa di quello che volevo studiare, e scelsi giapponese senza una chiara motivazione, seguendo più che altro un’intuizione. Ripensandoci, credo che in questa scelta apparentemente casuale abbiano giocato diverse suggestioni ricevute negli anni del liceo: i libri di Kerouac e Snyder, ricchi di riferimenti al Giappone, alcuni romanzi di Kawabata e Tanizaki, i film di Kurosawa e Mizoguchi che a quei tempi si vedevano in televisione in prima serata. La vera passione però è scoppiata quando, ancora studente, sono andato per la prima volta in Giappone. Lì ho sentito di volere veramente conoscere a fondo quel mondo. Riguardo alla scelta professionale, non ho programmato nulla. Sapevo solo di volermi occupare di Giappone, ma non avevo progetti precisi. Non avevo mai pensato di diventare traduttore né professore universitario. Tutto è partito da alcuni racconti che avevo tradotto per mio interesse personale. Li ho pubblicati su una rivista accademica, qualcuno li ha notati e mi ha chiesto di farne un libro. Il libro ha suscitato un certo interesse, e mi hanno chiesto di tradurne un altro. E così, un passo dopo l’altro, mi sono accorto che la mia passione per il Giappone si stava trasformando in un lavoro vero.



Passiamo ora alla sua ultima opera tradotta dal giapponese: il romanzo 1Q84 di Haruki Murakami.
Il Libro 3 era davvero molto atteso in Italia, qual è secondo lei la chiave del successo di questo romanzo, che ha reso Murakami ancora più popolare sia in Giappone che nel resto del mondo?


Alcuni sostengono che 1Q84 non sia il libro più riuscito di Murakami. Però a mio avviso Haruki ha costruito una storia che attira progressivamente il lettore nella sua tela fino ad avvolgerlo completamente. Io credo che la maggior parte dei lettori ami essere risucchiata in un mondo diverso dal proprio, trasferirsi in una dimensione straordinaria. E se una storia del genere, anziché risolversi in pura evasione, porta il lettore a immergersi in profondità nel proprio inconscio, l’esperienza diventa ancora più significativa. Ecco, io credo che 1Q84 produca una reazione del genere, e questa potrebbe essere una delle ragioni del suo successo.

I libri di Murakami, sia in giapponese che in italiano, hanno un ritmo davvero incalzante che rende la lettura molto scorrevole. E' stato difficile rendere in italiano una narrazione dal ritmo così "elegante"?

Grazie, mi fa piacere se il testo italiano dà questa impressione . Io per la verità non miro né alla scorrevolezza né all’eleganza. La mia ambizione è riprodurre in italiano le sensazioni che il testo originale provoca nei lettori giapponesi. Una delle caratteristiche di Murakami è di concentrarsi, a volte in modo anche ossessivo, sui particolari, e anche di ripetere lo stesso concetto e persino la stessa informazione più e più volte nel corso del romanzo. Tuttavia, in alcuni casi, quando il lettore si aspetterebbe la soluzione ad alcuni enigmi, diventa improvvisamente ellittico e reticente. Ecco, qualunque sia la scelta di Murakami, io tento di seguirlo e rispettarlo. Non mi sognerei mai di tagliare delle frasi per rendere il suo stile più scorrevole e accattivante. Anzi, compio ogni possibile sforzo per restituire i circuiti mentali di Murakami con la massima fedeltà possibile.

Tra i libri di Haruki Murakami da lei tradotti in italiano, qual è il suo preferito o quello che ha avuto per lei un significato particolare?

Amo molto “Tutti i figli di Dio danzano”. Purtroppo è uno dei libri meno noti di Murakami, ma secondo me uno dei più belli. Una raccolta di racconti davvero straordinari.

Ha mai avuto il piacere di incontrare o di sentire personalmente Haruki Murakami? Se sì, ci può raccontare come si è svolto e com'è andato l'incontro? 

Sì, l’ho incontrato ormai diverse volte. Sono stati sempre degli incontri piacevoli. Murakami è abbastanza silenzioso, e ogni volta vorrei fargli un sacco di domande, ma mi sforzo di essere discreto e di rispettare la sua riservatezza. Ma anche se la conversazione è pacata e alla fine resto con l’impressione che non ci siamo detti molto, lascia sempre in me una scia duratura, di cui mi accorgo soprattutto dopo, e continuo a lungo a ragionare sulle cose che mi ha detto. È un uomo di poche parole, ma ognuna ha un suo peso. Si percepisce in lui un grande spessore umano, una intelligenza profonda e una straordinaria cultura fatta di libri, film, musica.

Quando uscì in Italia la prima edizione di Norwegian Wood (Noruwei no mori), uscì con il titolo Tokyo Blues. Fu una sua scelta o fu l’editore a optare per un titolo diverso dall’originale ma sicuramente più attraente per i lettori italiani? 

Inizialmente il libro doveva uscire con il titolo Norwegian Wood. Tutti eravamo d’accordo, ma quando la pubblicazione era ormai prossima, l’ufficio commerciale della casa editrice Feltrinelli si oppose, dicendo che un titolo inglese, difficile da pronunciare, avrebbe scoraggiato i lettori. Secondo me Norwegian Wood era il titolo giusto, anche perché è il titolo della canzone dei Beatles che ricorre più volte nel romanzo, quindi provai a insistere. Ma non ci fu niente da fare e dovetti rassegnarmi. Dopo alcune proposte da parte loro che non mi piacevano, fui io a proporre, ma senza troppa convinzione, “Tokyo blues”. Questo titolo, da me buttato lì quasi per caso, invece piacque molto all’editore. Murakami non ne fu per niente entusiasta, ma accettò. Il titolo Norwegian Wood fu ripreso quando il libro fu ripubblicato da Einaudi.

Sono davvero molti i libri di Murakami (saggi, diari di viaggio, racconti illustrati) pubblicati in Giappone e mai arrivati in Italia. Pensa che dopo il successo di 1Q84 potremmo avere la speranza di leggerne qualcuno?

Credo che un poco alla volta tutti, o quasi tutti i libri di Murakami saranno pubblicati in Italia, inclusi i saggi e i diari di viaggio. L’ottima accoglienza avuta da L’arte di correre ha sicuramente rassicurato l’editore sul fatto che anche la non fiction di Murakami possa essere apprezzata dai lettori.

Se dovesse elencare 2 autori italiani e 2 stranieri tra i suoi preferiti, chi sceglierebbe?

Solo 2? E’ davvero difficile rispondere… Se ci limitiamo agli scrittori viventi, fra gli italiani leggo sempre con molto piacere Ammaniti, e amo molto Fleur Jaeggy. E’ davvero una strana coppia, lo so, ma dentro ognuno di noi possono convivere autori diversissimi. Ancora più difficile scegliere tra gli stranieri. Sarebbe scontato rispondere Murakami o Banana, quindi eviterò di farlo. Citerò allora Suga Atsuko, una grande scrittrice giapponese, mai pubblicata finora in lingue occidentali, di cui sto traducendo un libro, e Kawakami Hiromi, di cui la mia collega Antonietta Pastore ha tradotto per Einaudi La cartella del professore.

Per concludere, le chiediamo se sta già lavorando a qualche nuovo progetto nel campo della letteratura giapponese.

Ho due traduzioni in corso: il libro di Suga Atsuko, a cui ho accennato poco fa, e un romanzo di Yoshimoto Banana, una scrittrice alla quale sono molto legato e che non traducevo da alcuni anni. E poi sto lavorando a un mio libro sul Giappone, questa volta non da traduttore ma come autore.

Grazie davvero a Giorgio Amitrano per aver risposto alle nostre domande.
La Biblioteca dell'Estremo Oriente

7 commenti:

  1. Bell'intervista. Nutro odio/amore nei confronti di Amitrano... Ha tradotto un sacco di libri che io amo profondamente e che avrei voluto tradurre io (peccato che io il giapponese lo stia studiando ora all'università). In ogni caso ho stima per il suoi lavori più che ottimi.

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. In qualita' di traduttore (io mi occupo di manga), stimo molto il Prof. Amitrano per la sua capacità di ricostruire e restituire in maniera magistrale al lettore italiano, non solo la struttura di ogni singola frase che compone il testo giapponese, ma soprattutto le sensazioni che si provano leggendolo in originale. Sebbene non abbia mai avuto l'onore di incontrarlo di persona, modestamente io l'ho eletto ormai da anni a mio "tutore" personale, e aspetto con ansia tutti i libri che traduce. Attraverso un certosino confronto che svolgo tra l'originale e la traduzione del professor Amitrano ho infatti la possibilità di imparare davvero molto e di rubare, per così dire, tanti "trucchi del mestiere": giri di parole particolari, espressioni idiomatiche, frasi dalla sintassi contorta,ecc. La cura e la precisione con cui lavora non finirà mai di stupirmi...

    RispondiElimina
  4. Ciao Luca, grazie per il commento. Siamo pienamente d'accordo con te!

    RispondiElimina
  5. Ciao Luca, cosa ne pensi di Kafka sulla spiaggia?
    Ti è piaciuto?
    E' uno dei miei libri preferiti :-)

    Antonio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Antonio,
      be' che dire? Diciamo che quello è un libro che mi è piaciuto fin dalla prima pagina. Un po' come in tutti i libri di Murakami, amo il suo stile, la sua capacità di evocare immagini, di intrattenerti e condurti in una dimensione a volte surreale. Mi sono piacuti molto i personaggi, tra cui Tamaura Kafka e Oshima, il bibliotecaio, mi è piaciuta molto anche la trama, a tratti davvero avvicente. Senza parlare delle immagini del Giappone, e i ricordi che molte scene evocano alla mia memoria avendo vissuto lì per circa 10 anni. Insomma, uno dei libri di Murakami che amo di più ;-)

      Elimina
  6. Ho letto molti libri tradotti da Giorgio Amitrano, grande!

    RispondiElimina